
NOVA ASTRONAUTICA
Indice Generale
~ Volume 19 ~

N›82,Ottobre-Novembre-Dicembre 1999
E.Laureti :La PNN e il principio di azione e reazione ...1
La presente riflessione intende fare notare come sia superficiale e sostanzialmente incompleta classificazione di sistema , come isolato, solo quando la risultante delle forze "esterne" è nulla.
Infatti si può avere un sistema immerso in qualcosa o in un mezzo o in un "vuoto" che INUTILIZZATO dal sistema stesso come una sorta di massa di reazione o substrato su cui reagire, si comporta come se fosse assente, pur essendo con tutte le sue potenzialità ben presente.
Soprattutto la presente riflessione intende far notare che è proprio il MANTENIMENTO "ISTANTE PER ISTANTE", il mantenimento "duro e puro" DEL PRINCIPIO DI AZIONE E REAZIONE ,
CHE INEVITABILMENTE CONDUCE AL SUO SUPERAMENTO O MEGLIO AL SUO AMPLIAMENTO NELLA ACCEZIONE NEWTONIANA.
1) Immaginiamo di avere due masse A e B " appoggiate " reciprocamente una sull'altra. Se A inizia a muoversi in un verso di una direzione , B inevitabilmente si muove nel verso opposto della stessa direzione . Esse hanno applicato il principio di azione e reazione "come classicamente si definisce" spingendosi reciprocamente sulla zona della loro "superficie di contatto" in un tempo che supporremo reciprocamente infinitesimo o identico , in riferimento a quel che seguirà.
2) Siano ora A e B due spire metalliche uguali e coassiali adagiate su due piani paralleli a distanza 'd'. Immaginiamo che arbitrariamente possiamo far passare corrente nelle due spire agli istanti decisi dalla SOGGETTIVITA' UMANA. Accendiamo la spira A all'istante 't' e la spira B all'istante 't+ d/c' dove c=velocità dell'onda e.m..
Nell'intervallo di tempo tra 't' e 't+d/c' un campo e.m. si propaga da A in tutte le direzioni lasciando A in quiete per via di uniforme distribuzione di rinculi fotonici.
3) Arrivato all'istante 't+d/c' il campo e.m. emesso da A su B sembrerebbe violato il principio di azione e reazione (nella accezione newtoniana) perch' A risentirà del campo e.m. emesso da B solo nell'istante 't+2d/c'. Ho detto sembrerebbe perch' a mio parere il campo e.m. emesso da A si comporta rispetto a B come una deformazione o PROLUNGAMENTO della sua superficie di contatto.
Certo se si andasse a scavare nel significato di come noi interpretiamo il "contatto" tra due masse, si troverebbe che esso non è altro che una NOSTRA forma di approssimazione sull'interazione meccanica macroscopica, ovvero di sommaria classificazione in urti elastici o anelastici tra corpi, sottovalutando che anche OGNI TIPO di urto meccanico è una INTERAZIONE TRA CAMPI.
In altri termini voglio dire che se all'istante 't+d/c' su B c'è una forza di Laplace +F(t+d/c) , sul campo e.m. emesso da A o in altri termini sul mezzo chiamato "vuoto" a contatto con B c'è un rinculo (-F(t+d/c)).
Anche l'interazione a distanza 'd' tra le due spire è un URTO TRA CAMPI (attrattivo o repulsivo per la soggettività o l'arbitrio umano), ne più ne meno di come è un URTO, SEMPRE TRA CAMPI quando due masse interagiscono solo attraverso la superficie di contatto.
4) Al tempo 't+2d/c' il campo e.m. emesso da B determinerà su A una forza -F(t+2d/c), mentre sul campo e.m. emesso da B e a contatto con A si determinerà una forza (+F(t+2d/c)).
5) Per salvare il principio di azione e reazione istante per istante dobbiamo necessariamente supporre che l'apparizione di una forza Laplaciana su un circuito elettrico sia compensato 'single time' da una contro-forza sul campo e.m. (non valuto la forza di autoinduzione in quanto potrei farla lavorare a favore o contro la corrente di pilotaggio delle spire). Pertanto nell'evoluzione temporale in cui la corrente scorre in modo stazionario sui due circuiti, per tempi maggiori di 't+2d/c' abbiamo quattro forze +F(t+d/c) , (-F(t+d/c)) , -F(t+2d/c) , (+F(t+2d/c)).
In conclusione voglio dire che quando due corpi NON SONO A CONTATTO l'intermediario campo elettromagnetico delle forze di azione e reazione sulle due spire , ha fisicamente ,o meglio avrebbe, se non si vuole dichiarare la "sospensione virtuale" del principio di azione e reazione in tali intervalli di tempo, il significato essenziale di salvare appunto il principio di azione e reazione ISTANTE PER ISTANTE. Quando il sottoscritto dice che la PNN viola il principio di azione e reazione "come classicamente si definisce" si riferisce appunto alla definizione dello stesso senza l'intermediazione dei campi e.m. ovvero nella forma semplificata e superficiale della "teoria" newtoniana che NON solo identifica l'interazione con +F-F=0, cioè con ciò che "si vede" , ma NEPPURE tiene conto dello sfasamento temporale dovuto alla finitezza della velocità della propagazione e.m. che media tale interazione .
Mentre la versione più inerente alla conservazione del principio di azione e reazione ISTANTE per ISTANTE è quella :
6) +F(t+d/c) + (-F(t+d/c)) - F(t+2d/c) + (+F(t+2d/c)) = 0.
In questo senso la PNN NON non viola la ridefinizione di tipo 6) del principio di azione e reazione in quanto è appunto quella che PARADOSSALMENTE ne garantisce l'inviolabilità istante per istante. Infatti nel caso di forze +F(t) e +F(t+t') aventi stessa direzione e verso sui due dipoli , corrisponderebbero due forze (-F(t)) e (-F(t+t')) di rinculo sul vuoto.
Ergo anche nel caso dei PNN di SC23 (Nova A. n.77 , 1998) si "conserverebbe" un principio di azione e reazione rivisitato, coerente con la sua applicazione di tipo 6), che andrebbe coerentemente scritto come:
7) +F(t)+F(t+t')+(-F(t))+(-F(t+t'))=0
Nessun sistema si può permettere di essere ISOLATO in quanto non può evitare di essere immerso nel substrato ineliminabile dello spazio-tempo, ovvero nel VUOTO.
Euristicamente il vuoto è l'essenziale presenza a cui mi sono sempre riferito dicendo che l' ESSENZIALE E' INVISIBILE. Ovvero che il Vuoto è il Keter, che ho sempre interpretato ( in tedesco approssimato presumo) come "Kein Eter" , ovvero Niente Etere.
Non si può avere un sistema immerso in qualcosa o in un mezzo o in un campo che possa solo essere usato come mezzo che "tramette la forza" a una massa , senza essere parimenti interpreto come ente su cui la "massa esercita" una forza.
Quando si afferma che la PNN viola il principio di azione e reazione "come classicamente si definisce" si riferisce appunto alla definizione grossolana e imprecisa dello stesso , cioè quella senza l'intermediazione di ogni tipo di campo, ovvero nella forma semplificata e superficiale della "teoria" newtoniana che NON solo identifica l'interazione con l'imprecisa semplificazione +F-F=0, cioè con ciò che solo in prima approssimazione "si vede" , ma NEPPURE tiene conto dello sfasamento temporale dovuto alla finitezza della velocità della propagazione che media tale interazione .
A pag.357 di "Fisica Generale" Vol.1 dell'Halliday Resnik Casa Editrice Ambrosiana 1966 (ma anche in altri testi) già si riporta una concezione di natura ,a mio parere, PROTO NON newtoniana.
In quel testo quando si esamina l'interazione tra due masse si stabiliscono DUE metodi apparentemente uguali.
Il primo è quello superficiale e semplificatorio e quindi di ascendenza newtoniana , intrinsicamente metafisico e ignoto nel dettaglio del mezzo che tramette la forza ovvero dell' "azione a distanza".
In secondo è quello che offre esistenza fisica e significato al cosiddetto "campo gravitazionale".
Come è detto che il campo agisce , in termini di forza, su ogni particella che si trovi in esso , per la PNN è necessario e coerente dire che anche ogni particella esercita una forza uguale ed opposta sul campo in cui si trova.
In tal senso la interazione newtoniana a SOLE DUE FORZE F1 e -F2 tra due masse è incompleta .
Pertanto la newtoniana interpretazione del principio di azione e reazione : F1-F2=0 è produttrice di successive gravi contraddizioni .
Essa va COMPLETATA anche dalle DUE FORZE uguali e contrarie (-F1) e (F2) che le due masse esercitano rispettivamente sui campi in cui sono immerse e senza i quali l' "azione a distanza" non esisterebbe.
Una ridefinizione del principio di azione e reazione nel senso applicato anche al'interazione di natura gravitazionale, sarebbe dunque:
8) F1 - F2 + (-F1) + (F2) =0
permetterebbe di giustificare comunque il rispetto del principio di azione e reazione anche per "eventuali" campi gravitazionali variabili nel tempo (onde gravitazionali (sic!)).
Il significato (e sottolineo "significato") di "forza sul campo" è analogo ,ma non eguale, a quello che assume il significato di forza sulla massa.
Certamente non si vede nessun campo accelerare, o che sia operativamente suscettibile di operazioni identiche a quelle di "forza sulla massa".
Se si concludesse che non c'è niente allora si dovrebbe conseguentemente dire che niente trasmette la forza tra due o più masse soggette al principio di azione e reazione e che quindi è completamente antioperazionale il concetto di "azione a distanza".
Mentre l'impostazione cui faccio riferimento è quella esattamente dell'ente che permettendo l'esistenza di interazione a distanza giustifica COMUNQUE l'esistenza di un forza su di se per il fatto che si può provare almeno un caso in cui successivamente una massa o più masse diversa dalla prima ne risentono.
Come dice P.W.Bridgman non è esorcizzato affatto il mistero dell'apparire del "successivo" di una forza sui corpi di prova ricorrendo all'invenzione del campo.
Non viene introdotto un mistero più grande di quello che solitamente e storicamente prima viene definito come "azione a distanza" e poi ridecorato come "campo".
Lo stesso P.W.Bridgman (pag.21 de "La logica della fisica moderna" ristampa del 1997 Ed. Boringhieri) ribadisce il principio che operativamente non vi è modo di distinguere nei fenomeni e.m. e gravitazionali tra azione a distanza e azione tramite un campo.
In pratica egli nota che non si potendosi dare un significato strumentale allo spazio vuoto la stessa concezione relativistica dello spazio come puro intreccio di coordinate reimanniane è alquanto dubbia.
In conlusione ,una volta tanto mi pare utile , per difendere l'impostazione del principio di azione e reazione in termini di PNN, utilizzare le stesse parole che Einstein usò per difendersi dalle critiche di Bridgman (premio Nobel per chi non lo sapesse) : "Per poter considerare un sistema logico come una teoria fisica (la "Relatività" per intendersi) non è necessario esigere che ogni singola asserzione di esso sia interpretabile e verificabile operativamente".
Del resto anche Bridgman aveva riconosciuto l'impossibilità di analizzare in termini di operazioni tutto ciò che viene introdotto in una teoria.
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