Per ordine del Comando dell’OCCC dal 2 Maggio 2011 la presente url e’ parzialmente occultata per impedire rapidita’ di consultazione e facilità di accesso al nemico ateoscientista e a alcuni suoi elementi producenti diffamazioni e menzogne sistematiche in usenet
Le informazioni sono reperibili comunque sull’organo informativo dell’Asps NOVA ASTRONAUTICA








NOVA ASTRONAUTICA
Indice Generale
~ Volume 21 ~

N.87, Gennaio - Febbraio - Marzo 2001

Laureti E.: Programmi ASPS per il 2001.........1

Ceccarelli M.: Millennio che va, Millennio che viene........2

Laureti E.: Riflessioni sulla conservazione della quantità di moto e basi sperimentali della Propulsione Non Newtoniana........6

Censure e trimming relativistici..........16

CRONACHE SOCIALI………………......18

Lo straordinario caso Ighina (Gli unici Monopoli Magnetici trovati)…………..20

Brenneman D.: Caduceus Wound Coil Experiment…………....35

N.88, Aprile – Maggio - Giugno 2001

Laureti E.: Elettrosmog e “Raggi Traenti”………….....1

Ceccarelli M.: Di Navette, Stazioni Spaziali, Telescopi, Missioni Interplanetarie e Quant’Altro……14

Dopo vent’anni di voli dell’ STS deve essere stato molto duro, per i dirigenti della NASA, rinunciare, per l’ennesima volta, allo sviluppo di un sistema di immissione in orbita bassa che almeno apparisse come qualcosa di realmente innovativo rispetto alle stagionate navette.
Ma la scure della nuova amministrazione statunitense è calata implacabile: nulla che non potesse dare risultati a stretto giro di posta (leggi: nei prossimi quattro anni della presidenza attualmente in carica) doveva essere lasciato in piedi ad assorbire preziose risorse finanziarie. Verrebbe da dire: “Giusto!” ma dicendolo accetteremmo anche la rimozione della missione verso Plutone che, con i sistemi di propulsione attualmente in uso, richiede un viaggio di circa otto anni. E questo equivale a dire che se la missione dovesse essere lanciata tra più di quattro anni la sonda troverebbe l’instabile atmosfera del piccolo pianeta completamente congelata.
Insomma, un po’ come andare in vacanza sulla spiaggia di Rimini il mese di Febbraio…
E ancora. Del successore dell’ HST non se ne parlerà per molti anni ancora. Perché ? Ma è ovvio, costa troppo !! Soprattutto costerebbe troppo la sua manutenzione (sempre per motivi legati ai sistemi propulsivi, tanto per cambiare) specialmente se il nuovo telescopio spaziale fosse piazzato, come appare logico, in un’ orbita circumterrestre ben più alta di quella percorsa dal’HST.
Quindi meglio concentrarsi sui telescopi costruiti sulla solida superficie del nostro pianeta.
In questa situazione, appare come una chimera fantascientifica il telescopio basato sulla Luna, così tenacemente propugnato, tra gli altri, dal nostro ottimo socio Malgarini.
A proposito di fantascienza, molti si sono finalmente accorti delle differenze tra il futuro annunciato in 2001 Odissea nello spazio nell’ormai lontano 1968 e l’attuale penoso stato di fatto in cui versa l’astronautica. Insomma, il Re è nudo, e neanche il più asservito dei cortigiani riesce a nascondere la propria triste risata.
Se infatti torniamo con la memoria alla splendida stazione spaziale a ruota, evoluente nella pellicola alla magica musica del Bel Danubio blu, e la confrontiamo con quella specie di accozzaglia di grossi barattoli alati, gestita da elaboratori caricati con programmi recalcitranti, che pomposamente chiamiamo Stazione Spaziale Internazionale, ebbene, allora è giocoforza ammettere che nell’ultimo terzo di secolo qualcosa deve essere andato veramente storto.
Sono ormai più di venti anni che, con ogni mezzo, noi dell’ASPS continuiamo a rappresentare l’inderogabile necessità di un’astronautica sganciata dalla missilistica e dai suoi limiti, ed in questi venti anni chi di dovere ha fatto quasi sempre orecchie da mercante. Quello che sta succedendo in questi ultimi mesi è l’ennesima prova che quello che abbiamo detto e continuiamo a ribadire è la pura e semplice verità: se vogliamo che l’umanità sbarchi su Marte, se vogliamo una base stabilmente abitata sul nostro satellite naturale, se vogliamo sfruttare le risorse degli asteroidi evitando nel contempo che qualcuno di essi ci cada sulla testa, ebbene, allora dobbiamo sviluppare sistemi propulsivi che superino la Meccanica Newtoniana.
Se non agiamo in tal senso, possiamo già fin d’ora dire addio a missioni come quella che prevede il dispiegamento in un’orbita circumsolare esterna a quella di Marte di una serie di telescopi correlati interferometricamente per scoprire pianeti simili alla Terra ruotanti attorno ad altre stelle. Possiamo anche dire addio alle missioni di esplorazione dei corpi della Cintura di Kuiper. Missioni della durata di vent’anni non possono interessare chi ha un orizzonte di ritorno di immagine che, al massimo, può estendersi per un periodo di tempo uguale a quello che intercorre tra un anno bisestile e quello successivo. Possiamo del pari dimenticarci di missioni come la TAU, che dovrebbe servire ad osservare le stelle della nostra galassia ad una distanza di Mille Unità Astronomiche dal nostro pianeta, misurandone le parallassi al fine di stabilirne in maniera diretta la distanza e quindi, una volta per tutte, le dimensioni della Via Lattea. Soprattutto, dobbiamo rinunciare all’idea che la permanenza nello spazio possa divenire roba per gente comune.
Con la missilistica lo spazio sarà sempre una faccenda riservata a pochissimi.
Ritornando al tema da cui siamo partiti, forse gioverà rilevare come una delle motivazioni che renderebbe poco remunerativa la continuazione dello sviluppo dell’ X-33, prototipo in scala ridotta della ventilata navetta di nuova generazione Venture Star , è l’impossibilità di realizzare un serbatoio per l’idrogeno liquido in materiali avanzati. Se si collega questa notizia a quella, parzialmente non confermata, secondo la quale nell’incidente occorso ad uno dei prototipi del convertiplano V-22 la struttura dell’aeromobile si sarebbe letteralmente sbriciolata, si vede chiaramente come la speranza che i progettisti aerospaziali ripongono nei materiali dell’ultima generazione potrebbe non essere del tutto giustificata.
D’altra parte è ormai giocoforza ammettere, neppure tanto a denti stretti, che molti progetti in campo aerospaziale vengono messi su solo per dare lavoro agli uffici di progettazione, con l’intento di impedire che vada disperso, perduto o, peggio che peggio, finisca in cattive mani, il patrimonio di conoscenze accumulato nell’ultimo secolo in quello che, fino a vent’anni or sono, appariva come il più promettente terreno di espansione della nostra civiltà.
Purtroppo ci si dimentica che le cose, nella realtà, di solito non vanno come nelle simulazioni al calcolatore, e che un buon ufficio di progettazione può rimanere tale solo se è messo periodicamente alla prova dalle missioni dei prototipi. Ma questo, come abbiamo visto, costerebbe troppo per il contribuente/elettore o, più precisamente, costerebbe troppo farlo per sistemi di propulsione analoghi a quelli attuali.

INFORMAZIONI SULLE ATTIVITA’ DEL DIP. RA-9………17

Laureti E.: Cosa rallenta le sonde Pioneer?…….....18

Ipotesi Ufo con Attinenze PNN....................21

Malgarini F.: Colonizzazione della Luna: Immagini di un futuro possibile............29

N.89, Luglio - Agosto - Settembre 2001

Ceccarelli M.: Impatti Impatti……………………….……..……....……..1 Dopo aver dato fondo al quasi sistematico saccheggio delle idee espresse dai pensatori e dai ricercatori della prima metà del secolo appena passato, la NASA, ormai a corto di altri spunti,ha avuto la brillante trovata di rispolverare un famosissimo romanzo di fantascienza edito alla fine degli anni ’60 per ispirare a questo e ad un film molto più recente, una delle sue future missioni automatiche.
Ma andiamo per ordine.
Il romanzo è “2001 ODISSEA NELLO SPAZIO”, apparso nell’ormai lontano 1968 nell’edizione inglese e scritto da Arthur C. Clarke. Bisogna a questo punto premettere che l’autore è peraltro aduso alle “sòle”, perché qualcuno gli aveva già “scippato”, all’epoca dell’uscita del romanzo, l’idea dei satelliti geostazionari, senza pagargli nemmeno una lira di diritti d’autore (ebbene sì!! l’incauto scrittore-divulgatore-scienziato non aveva mai pensato di brevettare quello che poi si sarebbe rivelato come il parto più lucroso della sua mente vulcanica...). Qui comunque parliamo del solo romanzo e non del molto più noto film che da esse sarebbe stato tratto, per la regia di Stanley Kubrik. Il passaggio del romanzo a cui ci vogliamo riferire, infatti, non è stato trasposto nella versione cinematografica della storia, probabilmente per ragioni di durata della già ponderosa pellicola.
Dunque la Discovery, la bella astronave interplanetaria ideata da Clarke, sta viaggiando verso Giove per sfruttarne il campo gravitazionale e raggiungere così più rapidamente la sua meta finale: il sistema di Saturno. ( A questo punto il lettore più attento avrà già fatto un piccolo balzo sulla sedia: nel film la Discovery è diretta a Giove, e lì conclude il suo volo. Già, ma nel romanzo le cose non vanno nello stesso modo.)
Mentre l’astronave naviga nello spazio tra l’orbita di Marte e quella di Giove avvicina, come previsto dal piano di volo, il pianetino 7794 , ”…un frammento roccioso del diametro di cinquanta metri individuato dall’ Osservatorio lunare nel 1997, e immediatamente dimenticato, tranne che dai pazienti calcolatori dell’Ufficio Pianeti Minori.” recita testualmente il romanzo.
Hal, l’ormai celebre “calcolatore algoritmico euristicamente programmato”, avverte David Bowman, uno dei due membri dell’equipaggio attivi (gli altri tre sono in animazione sospesa nei loro Hibernacula) della prossimità dell’evento. Mentre Bowman, ora affiancato dal suo compagno di viaggio Frank Poole, osserva l’asteroide in rapido avvicinamento, questo viene raggiunto da una sonda, “un piccolo frammento di metallo”, lanciata precedentemente dalla Discovery.
Il proiettile va ad impattare sulla superficie del pianetino ad una velocità di alcune decine di silometri al secondo. La strumentazione a bordo della astronave registra i dati relativi all’impatto per ottenere informazioni sulla composizione dell’oggetto celeste. Fin qui la fantascienza di un terzo di secolo fa, ma vediamo cosa bolle in pentola ora. La NASA ha deciso di lanciare una sonda denominata Deep Impact (che fantasia…!) contro il nucleo della cometa Tempel 1. L’impattore dovrebbe pesare 350 kg e sarebbe destinato a schiantarsi sul nucleo cometario alla velocità di circa 10 km al secondo. L’evento è previsto per il Luglio del 2005.
Purtroppo però, il ruolo di osservatore non verrà interpretato da due efficienti astronauti a bordo di un candido ed elegante vascello spaziale, no!
Sarà presente all’evento solo un’altra sonda automatica, da cui l’impattore verrà liberato poco tempo prima del massimo avvicinamento.
La sonda madre registrerà i dati dell’impatto ed i suoi effetti sulla struttura della chioma e della coda della cometa per ritrasmetterli a terra.
La partenza di tutto il complesso è prevista per il Gennaio del 2004.
Come si vede, di nuovo rispetto all’idea originale di Clarke c’è la consueta assenza di equipaggio umano, giustificata con gli strabilianti sviluppi della miniaturizzazione nel campo dell’elettronica e dell’informatica e con la necessità di comprimere al massimo le spese.
Un altro impatto, questo non desiderato, è stato (forse) evitato dai responsabili del progetto Hyper-X azionando il meccanismo di autodistruzione del veicolo sperimentale dopo la perdita di controllo venutasi a verificare nel test effettuato il 3 Giugno scorso sul Pacifico.
L’Hyper-X è costituito da due componenti. Il primo è il booster del Pegasus, un vettore a combustibile solido che è stato utilizzato più volte per immettere in orbita bassa piccoli satelliti artificiali. Il Pegasus viene di solito agganciato sotto l’ala di un aereo madre che lo sgancia a più di 8000 metri di quota ed a più di 800 km/h. Da qui il missile procede da solo, come un vettore ordinario. Il secondo componente dell’Hyper-X è l’aereo ipersonico X-43A, un velivolo senza equipaggio spinto da uno scramjet, cioè da uno statoreattore a combustione supersonica. Nello schema della missione l’Hyper-X doveva essere portato in quota attaccato ad un pilone posto sotto l’ala destra di un B-52, per poi essere sganciato.
Dopo alcuni secondi dallo sgancio il motore a razzo del booster si doveva accendere per portare il complesso ad una quota di 29250 metri e ad una velocità tale da sostenere la combustione dello scramjet dell’X-43A.
Purtroppo le cose non sono andate per il verso giusto, e la missione è stata (o si è ) bruscamente interrotta a 51 secondi dallo sgancio.
Sono comunque previste altre prove da condurre con un altro esemplare del drone da Mach 10.
Non è la prima volta che vengono registrati pesanti insuccessi nello sviluppo della propulsione a mezzo di statoreattori a combustione supersonica. Lo sviluppo di questi propulsori, che procede da almeno trent’anni, è di fondamentale importanza per tentare di risolvere il problema, sempre di pressante attualità in campo astronautico, della realizzazione di una navetta orbitale a stadio singolo capace di ridurre drasticamente i costi di immissione in orbita bassa di carichi recuperabili e non.
Anche i russi si stanno cimentando di nuovo nel tentativo di realizzare un mezzo per immettere carichi in orbita terrestre bassa a costi di gestione ragionevoli.
La loro ultima realizzazione è il Krunicev Baikal-1, presentato quest’anno al salone aeronautico del Le Bourget.
Si tratta di un primo stadio riutilizzabile, da accoppiare ad altri stadi, di concezione ordinaria, in serie e ad altri identici in parallelo, per ottenere una famiglia di vettori almeno parzialmente modulari.
Nella versione con un secondo stadio convenzionale Angara sovrapposto, il vettore si stacca verticalmente dalla rampa di lancio, spinto dal motore a razzo RD-191 alimentato dai serbatoi di cherosene ed ossigeno liquido. La spinta cessa quando il complesso raggiunge una quota di circa 60 km ed una velocità di 6480 km/h. A questo punto il Baikal si separa dall’Angara che accende il proprio sistema di propulsione per portare in orbita il carico utile.
Il Baikal scende invece secondo una traiettoria balistica utilizzando per la stabilizzazione un sistema a microrazzi analogo a quello montato sulle navette spaziali e sull’X-15 e, via via che l’atmosfera si fa più densa, anche i propri impennaggi di coda. Dopo il rientro a velocità ipersonica/supersonica negli strati più densi dell’atmosfera, il Baikal dispiega la sua corta ala trapezoidale, che ha mantenuto fino a quel momento allungata sulla fusoliera, facendo ruotare l’ala stessa di 90° sull’asse di imbardata. Contemporaneamente viene acceso il turboreattore RD-33 posto nella porzione anteriore della fusoliera. Si tratta di un motore atmosferico ordinario, lo stesso montato sul MIG-29, la cui presa d’aria, circolare, è posta all’estremità anteriore del Baikal, mentre lo scarico sporge sopra l’ogiva dell’inusuale velivolo.
Grazie alla spinta del turboreattore il Baikal può raggiungere una pista lontana 400 km dal luogo del lancio, percorrendo il tragitto a quasi 500 km/h.
L’atterraggio avviene convenzionalmente, sotto la guida di un sistema automatico sviluppato diversi anni or sono per la navetta Buran, utilizzando un normale carrello. L’idea è senz’altro interessante, ma a voler essere onesti fine in fondo bisogna ricordare che fu già parzialmente esplorata, più di quindici anni fa , da un aereo sperimentale della NASA: l’AD-1.
Questo prototipo, di cui qui mostriamo due immagini, fu realizzato per l’Agenzia Spaziale statunitense dalla Ames Industrial Corporation ed era propulso da due piccoli turboreattori Microturbo.
Venne utizzato soprattutto per esplorare la possibilità di realizzare un velivolo supersonico con consumi decisamente ridotti rispetto a quelli di un aereo con una configurazione tradizionale. La sua ala non poteva allungarsi sulla fusoliera, ma poteva ruotare da una posizione perpendicolare alla fusoliera fino a formare un angolo di 30° con essa.
Come al solito, niente di nuovo sotto il Sole.

Bresciani C.: Motore d’Alta Quota ad Anello Magnetico……....…….….5

Macrì R.V.: Il Campo Magnetico visto come una particolare Corrente d’Etere : Possibili Esperimenti sull’Interazione di Esso con la Luce….…15

Morando E.: Trattato sulla Stupidità………………………….….……...18

Malgarini F. : Colonizzazione della Luna: Immagini di un Futuro Possibile…………………………………..………24

Ceccarelli M.: Ipotesi sulle Cause dell’Incremento della Attività Sismica e Vulcanica del Nostro Pianeta nell’Ultimo Trentennio.…....…..28

CRONACHE SOCIALI……………………………………………...….30

N.90, Ottobre – Novembre - Dicembre 2001

Ceccarelli M.: Nuova York, Martedì undici Settembre duemilauno.……..1

Ceccarelli M.: Navette d’Annata………………………………....…….….2

Dopo l’ennesimo giro di valzer a base di progetti, realizzazioni parziali, idee più o meno innovative (forse più meno che più…) la NASA ha deciso, per l’ennesima volta, di mollare di fatto lo sviluppo di una nuova generazione di mezzi di trasporto riutilizzabili per missioni per e da l’orbita circumterrestre. Dire che la cosa ci stupisce sarebbe un atto di vera ipocrisia, ma dobbiamo ammettere che avremmo preferito, magari per un malcelato moto di nostalgia astronautica, rivedere l’agenzia spaziale statunitense alle prese con una nuova avventura, capace di farci rivivere, magari solo per un istante, l’emozione dei bei tempi che furono. Ma…niente. Negli uffici degli amministratori di quella che era solo trent’anni fa la punta di diamante dello sviluppo tecnico di tutto il pianeta, si possono solo rinvenire le vestigia di un futuro che ormai appare tutto dietro le nostre spalle.
Dobbiamo quindi rassegnarci, per almeno un altro ventennio, al sempre più lento svolgersi di programmi che, nelle loro linee essenziali, appaiono più vecchi della maggior parte degli astronauti che vengono chiamati a svolgerli. Come, con tali prospettive, si possano attrarre le risorse umane indispensabili in un campo in cui c’è bisogno sempre del meglio del meglio, è tutto da vedere.
Forse però le cose non stanno in questi termini. Forse per condurre una routine non c’è bisogno di gente speciale. L’astronautica, ammesso che sia possibile continuare a definire con questo termine quello che si continua a fare, necessita probabilmente di personale irreggimentato e proceduralizzato.
Rimane però una domanda: chi paga? E sì, perché tutte queste nuove/vecchie cose costano sempre una quantità ingente di denaro, che nella maggior parte dei casi viene sborsato dal solito pantalone. Il quale, per quanto abbrutito dall’uso ed abuso dei mezzi di comunicazione di massa, riesce talvolta a chiedersi perché deve pagare per cose che poco capisce (anche perché nessuno più gliele spiega adeguatamente) che non lo entusiasmano (chi si immedesima più in un povero cristo che passa le sue giornate a lavorare duramente in un ambiente a gravità zero?) ed il cui ritorno in termini economico/industriali appare sempre più fumoso.
Questo è un vicolo cieco, è evidente, e qualcuno deve essersene accorto. Forse questo qualcuno potrebbe essere uno dei massimi dirigenti dell’agenzia spaziale, il quale ha presentato recentemente le sue dimissioni. Senza motivarle. La notizia non ha sollevato quello scalpore che ci si sarebbe aspettati in altri tempi perché, se qualcuno non se ne fosse accorto, negli ultimi mesi tutto il pianeta ha avuto ben altre gatte da pelare. Tali fatti, se si riesce a prescindere dall’inaudita gravità di essi, presentano gravi conseguenze anche dal punto di vista aerospaziale.
Tanto per dirne un paio, bisognerebbe chiedersi se sia possibile, nel terzo millennio della nostra Era, che mezzi addetti a compiti di polizia aerea necessitino di buoni venti minuti per raggiungere il cielo della più importante metropoli del pianeta. E ancora, bisognerebbe chiedersi se sia possibile che la flessibilità operativa di un satellite da ricognizione riguardo la sua permanenza sulla zona da rilevare non si discosti molto da quella dei satelliti dello stesso tipo che venivano lanciati all’inizio degli anni sessanta. Questo a fronte di un miglioramento nella definizione di almeno quattro ordini di grandezza.
Evidentemente c’è qualcosa che non funziona. Ma forse una soluzione c’è.
Qualche indizio potrebbe trovarsi nelle pagine successive.

Bartocci U.: La Matematica e la Fisica verso il Nuovo Millennio…..….…4

Marinov S.: Repetition of Whitehead’s Experiment for Demonstrating that Displacement Current is a Pure Mathematical Fiction…13

Laureti E.: Per Santa Rita e San Gabriele Santi Protettori dell’Asps Hurrà !

……………………………………………………..18

per Santa Rita e San Gabriele, Santi Protettori dell’ASPS

QUO CAELI TEGUNT

……………..
inscatoleremo il prototipo in un contenitore chiuso e senza dare alcuna spiegazione ai mateficenti daremo prova pubblica di PNN (abbiamo già iniziato con gli “inviti”) sul pendolo balistico, sulla bilancia a braccio, o su qualunque altro accidenti di sistema di verifica essi esigano (e voglio telecamere sulle loro facce).
Ma non diremo per ora loro altro perché bisogna sempre ricordare che i detrattori dell’Asps debbono sputare il sacro sangue sperimentale contro l'alibi mentale delle pure matematiche e del formalismo con cui hanno impostato ogni forma di diffamazione e censura all’associazione:

La "Crackpot"degli "Ortodossi"

La Gotha List

NATURALMENTE I SOCI ASPS SARANNO I PRIMI AD ESSERE INVITATI !
Egregi Aderenti, come potrete immaginare sono molto impegnato ed euforico nel vedere e constatare sperimentalmente quello per cui si è faticato molto per vari anni.
…………..
…………..
Ringrazio ancora per i mezzi sperimentali di cui l’Asps può disporre soprattutto i Soci ……………
Vi informo pure che al fine della maggiore importanza che la nostra associazione sta assumendo ho registrato un dominio per l’ASPS : www.asps.it . Pertanto oltre al vecchio URL ci sarà anche:

http://www.asps.it

………..

“Ampere di Spostamento”……………………………………………....21

Laureti E.: I Mateficenti e l’Occhiale dell’Asps………………………….31

CRONACHE SOCIALI…………………………………………….……35

Il presidente e la consorte il 31 Ottobre 2001 in occasione del Convegno Internazionale “Russia e Europa” su Venceslav Ivanov.
Nell’ambito del convegno è stato presentato il libro “EUROPA ORIENTALIS” in cui Anna Kondiurina in Laureti ha scritto vari paragrafi.
Il ricevimento si è svolto nella sede dell’Ambasciatore Russo Nikolay Spasskiy (Villa Abamelek) . Durante il ricevimento si è svolto un Concerto del cantante lirico Platon Shvjets e al termine un rinfresco (naturalmente con vodka).

Pubblicazioni Ricevute…………………………………………………36





HOME